TraLiRO:
 Repertorio ipertestuale della tradizione lirica romanza delle Origini      
 
 

È nato il Progetto TraLiro

 

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Il progetto TraLiRO (Repertorio ipertestuale della tradizione lirica romanza delle Origini) intende realizzare un repertorio on-line dedicato alla tradizione manoscritta dei testi lirici medievali nelle diverse aree romanze. Rispetto alle recenti molteplici iniziative di catalogazione on-line del materiale testuale relativo alla tradizione lirica medievale, TraLiRO si propone come momento di sintesi, a coronamento e rilancio della lunga stagione della «filologia dei canzonieri», che risale fino agli incunaboli degli studi romanzi. L'obiettivo è quello di collocare gli antichi testimoni di testi lirici nella tradizione testuale, costituendo una rete integrata che comprende le principali aree linguistiche e tradizioni testuali romanze.

L'estensione della ricerca dall'ambito italiano alle principali aree del dominio romanzo permetterà di ampliare la prospettiva di analisi e di misurare in senso diacronico lo sviluppo di un fenomeno culturale di amplissima portata e d'influenza duratura. Tale impostazione della ricerca consentirà inoltre di mettere in luce l'importanza della tradizione italiana nel contesto europeo per la produzione e diffusione dei testi lirici: per limitarsi ad alcuni esempi, va ricordato che per l'area provenzale molti dei testimoni furono copiati in Italia; che buona parte dell'esigua tradizione galego-portoghese residua si deve ad un filone di diffusione che emerge soltanto nell'officina di un umanista come l'italiano Angelo Colocci; che una costellazione importante di manoscritti della lirica castigliana ebbe la sua genesi presso la corte napoletano-aragonese di Alfonso il Magnanimo.

Dal punto di vista dell'estensione cronologica del dominio della ricerca, si concentrerà l'attenzione sulla fase iniziale dello sviluppo della lirica in ciascuna delle aree considerate, caratterizzando il processo di trasferimento dei modelli lirici tra le aree linguistiche, dando significato e valore alla sfasatura cronologica che sussiste fra le origini delle varie tradizioni liriche.

Lo studio comparato della lirica romanza del medioevo, del resto, vanta una ricca tradizione di studi, che anche di recente ha prodotto risultati di rilievo. Oltre alle singole tradizioni di studi concernenti le fasi antiche della produzione lirica di ciascun dominio linguistico, possono essere considerati un punto di partenza per definire lo stato dell'arte due recenti convegni (La lirica romanza del Medioevo. Storia, tradizioni, interpretazioni, Atti del VI convegno triennale della Società Italiana di Filologia Romanza, Padova-Stra, 27 settembre - 1 ottobre 2006, a cura di F. Brugnolo e F. Gambino, Padova, Unipress, 2009; La tradizione della lirica romanza nel medioevo romanzo. Problemi di filologia formale. Atti del Convegno internazionale, Firenze-Siena, 12-14 novembre 2009, a cura di L. Leonardi, Firenze, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, 2011). Soprattutto il secondo, ispirato a una esplicita riflessione metodologica di ambito filologico, ha sollevato una serie di questioni di rilevanza generale che fungeranno da stimolo e momento di riflessione costante nello svolgimento delle attività del progetto, a cui partecipano, fra l'altro, non pochi dei relatori di quel convegno.

 

 








 

 

 

 

 
 

Il progetto si articola in quattro unità di ricerca che coinvolgono specialisti per le principali aree romanze: Università di Siena (Alessio Decaria, Coordinatore scientifico del progetto), Università di Milano (Simone Marcenaro), Università della Calabria (Fabrizio Costantini), Università La Sapienza di Roma (Isabella Tomassetti).

L'unità capofila (Siena), sotto la responsabilità del Coordinatore, è dedicata specialmente all'area italiana, quella più ricca in termini di testi e di manoscritti considerati nel repertorio. Ad essa si affiancano altre tre unità che affronteranno le altre aree linguistiche. Della stagione fondativa della lirica romanza, che si sviluppò in area occitanica, si occuperanno due unità di ricerca, mentre il dominio francese sarà oggetto di studio dell'unità di Milano salvo che per il caso specifico dei testi in versi citati nei romanzi in prosa di argomento arturiano e tristaniano, appannaggio dell'unità di Siena. Per questo peculiare ambito, si limiterà l'indagine ai cicli arturiani in prosa, e in particolar modo al Tristan en prose e al Guiron le Courtois (ca. 1230 - ca. 1250), le cui attestazioni si distribuiscono tra Francia e Italia lungo un periodo di circa tre secoli, dalla metà del sec. XIII agli anni '30 del sec. XVI (anche in questo caso si prenderà in considerazione soprattutto la tradizione più antica).

Le altre due aree incluse nel progetto sono quella galego-portoghese (Milano) e quella castigliana (Roma), che permetteranno di arricchire il quadro tramite l'analisi di tradizioni caratterizzate, l'una, da un numero particolarmente ristretto di testimoni (la gallego-portoghese), l'altra, da una tipologia di trasmissione del tutto singolare per lo sviluppo cronologico più tardo e per la presenza di una rilevante tradizione a stampa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il risultato principale del progetto consisterà nella compilazione di un repertorio, nella forma di un database di tipo relazionale, che incroci elaborazioni di dati relativi ad autori, testi e manoscritti al fine di ricostruire la specificità dei modelli che determinarono la prima grande stagione della poesia lirica in volgare e il suo significato per lo sviluppo della poesia nell'Europa moderna.

Verranno pertanto analizzate, autore per autore, le caratteristiche peculiari della trasmissione manoscritta, offrendo i dati necessari alla sua conoscenza e affrontando anche alcuni aspetti trascurati nella bibliografia critica esistente. Saranno oggetto di particolare attenzione le questioni relative al canone e all'ordinamento dei testi, la definizione delle linee principali della morfologia della diffusione dei testi, i problemi di stratificazione redazionale e di perturbazione della tradizione. La redazione del repertorio costituirà, insomma, la sede più indicata per tentare di risolvere alcune questioni ancora aperte e oggetto di discussione.

Per il corpus testuale relativo a ciascuno degli autori presi in esame si fornirà inoltre la lista completa delle testimonianze manoscritte e si procederà a uno spoglio sistematico delle edizioni di testi lirici e degli studi filologici pertinenti, al fine di costituire una bibliografia ragionata, in cui ogni voce sarà dotata di abstract.

Il gruppo di ricerca del progetto TraLiRO vuole insomma costituire uno strumento di ricerca analogo a quelli già esistenti per l'analisi della tradizione manoscritta di testi di altri ambiti letterari, in particolare la serie Te.Tra. La trasmissione dei testi latini del Medioevo. Mediaeval Latin Texts and their Transmission, a cura di P. Chiesa e L. Castaldi, pubblicata dalla SISMEL a partire dal 2004 e a sua volta modellata sull'esempio di Texts and Transmission: a Survey of the Latin Classics, a cura di L. D. Reynolds (Oxford, Clarendon Press, 1983), relativo alla tradizione dei testi latini classici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A integrazione dell'attività volta alla compilazione del repertorio si prevede di intraprendere alcune ricerche puntuali su aspetti particolari di singoli autori, testi o settori delle varie tradizioni oggetto di studio.

Lo stadio bibliografico o editoriale particolarmente carente o lacunoso costringerà in qualche caso, ad intraprendere un'ulteriore campagna di ricerche, i cui risultati si concretizzeranno in saggi filologici e in edizioni critiche (almeno alcuni di questi materiali saranno resi accessibili su questo sito). Tra i settori privilegiati di queste indagini ancora vergini si possono già indicare, per l'area italiana, la tradizione delle rime di Cino da Pistoia, quella di alcuni epigoni dello stilnovismo (Tommaso de' Bardi, Ventura Monachi, Riccardo degli Albizzi, Matteo Frescobaldi), l'intero genere della frottola, particolarmente trascurato negli studi sulla lirica trecentesca.

Per quanto concerne l'ambito francese e franco-italiano, l'analisi dei testi in versi presenti nella tradizione arturiana in prosa, a partire dai manoscritti del Tristan en prose e del ciclo di Guiron le Courtois, imporrà innanzitutto un capillare censimento delle attestazioni manoscritte, finora rilevate in maniera assai rapsodica (dalla fondamentale panoramica di Eilert Löseth sulla tradizione dei due cicli, e poi con i lavori di Eugène Vinaver e Emmanuèle Baumgartner sul Tristan e di Roger Lathuillère sul Guiron). Resta quasi integralmente da indagare il Guiron, complessivamente inedito e finora esplorato, quanto alle inserzioni in versi, solo in modo assai parziale. Conosciamo senz'altro meglio la parte tristaniana del corpus, che è stata oggetto di almeno tre importanti interventi: due edizioni complessive del romanzo (secondo le versioni note come V.I e V.II) dirette da Philippe Ménard ed un'edizione consacrata alle inserzioni liriche nella prosa, ad opera di Tatiana Fotitch (che prescinde però da uno studio della tradizione). Inoltre il Tristan si è offerto all'attenzione dei musicologi (Ruth Steiner, in particolare) per il fatto di tramandare, in alcuni testimoni, la melodia insieme ai testi, e in altri le righe lasciate in bianco per la portata musicale. Si tratterà, in questo caso, di riunire le varie rilevazioni e integrarle con la dovuta sistematicità, e soprattutto cercare di definire meglio la geografia di queste tradizioni, che dalla Francia si estende a tutta l'Italia.

Per quanto riguarda, invece, la lirica dei trovieri, la compilazione del repertorio costituirà occasione propizia per sottoporre alla verifica dei dati propriamente testuali il sistema generale della trasmissione manoscritta della poesia oitanica delineato ormai ben oltre un secolo fa da Eduard Schwan sulla base di criteri di matrice inevitabilmente gröberiana. La superficialità dell’indagine ecdotica che caratterizza le edizioni critiche di molti trovieri renderà necessaria la riconsiderazione complessiva delle singole situazioni testuali, operazione da condursi nella maggior parte dei casi analizzando ex novo la recensio: lo studio al quale si sottoporrà la tradizione degli autori inclusi nel repertorio permetterà così di individuare episodi meritevoli di ulteriore approfondimento per via delle loro peculiarità nel contesto delle dinamiche manoscritte trovieriche, oltre che di reinterpretare singoli problemi testuali ed esegetici alla luce del dato ecdotico.

Relativamente all’area galego-portoghese l’analisi complessiva della tradizione manoscritta porterà ad approfondire elementi fino ad oggi trascurati dagli specialisti, come il ruolo delle note marginali nel canzoniere più antico posseduto, il ‘Cancioneiro da Ajuda’, che potranno permettere di dedurre le sue fonti  e, in certi casi, di collazionare le lezioni alternative con il ramo ‘italiano’ della tradizione (canzonieri B, V). Un secondo punto essenziale sarà la pubblicazione del corpus poetico di autori che ad oggi non hanno ancora beneficiato di edizioni critiche soddisfacenti; due primi frutti della ricerca sono in procinto di apparire (Pero Garcia Burgalés, Canzoniere – Canzoni d’amore, d’amico e di scherno, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2012; Osoiro Anes, Cantigas, Roma, Carocci, 2012) e si prevede, nel corso dei tre anni, di pubblicare le ‘cantigas’ di altri autori quali Afonso Mendez de Besteiros, Estevan Faian e Afons’Eanes do Coton.

Per l'area trobadorica, l'analisi repertoriale consentirà la prospezione e lo studio comparatistico di aspetti ecdotici non secondari, come per esempio le strategie di razionalizzazione stemmatica nelle edizioni critiche dei principali autori o il vaglio degli apparati (fino alla verifica sui testimoni), mirando a coniugare il dato linguistico, e in special modo lessicale, con quello squisitamente ecdotico; allo stesso tempo, sono previsti anche approfondimenti calibrati su specifici testi o corpora di autori, con nuove proposte editoriali per loci critici o, quando necessario, con l'allestimento di edizioni integrali: in tale prospettiva si pongono i già avviati cantieri di ricerca su autori quali Alegret, Marcoat (R. Viel) o Elias de Barjols (G. Barachini).

Per quel che riguarda il settore castigliano, l’allestimento del repertorio propizierà lo sviluppo di alcune ricerche che potranno essere approfondite negli anni successivi. Tali studi riguarderanno innanzitutto il materiale linguistico offerto dai canzonieri esaminati, il cui esame si profila di estrema importanza nell’ottica di uno studio della lirica castigliana delle origini; un altro aspetto che si intende approfondire è quello dell’intertestualità metrica fra i poeti delle generazioni esaminate, fenomeno particolarmente diffuso in questo ambito lirico ma che sinora è stato sorprendentemente trascurato dalla critica. L’allestimento repertoriale, infine, favorirà anche la preparazione di edizioni critiche ancora non disponibili: sono in programma, per il momento, le edizioni di Fray Diego de Valencia, Arcediano de Toro e Pero González de Mendoza.
 



 

 

 


 


 

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